IL BLOGG DI FROGG (FROGGY PER GLI AMICI)
pensieri di un piccolo ingegnere con un nome dolce sul suo piccolo mondo pieno di ranocchi dagli occhi sorridenti
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sono passati a trovarmi *loading* ranocchi
...lo sapevate che RANA è un nome femminile arabo?...
...chiaro che no!...
...e se no io cosa ci sto a fare qui?...

La mattina ti alzi col sorriso, perchè, è vero, sei stanca morta, ma ieri avete lavorato benissimo e ti senti sempre più sicura di farcela.
Allora ti vesti bene, perchè oggi sarà una buona giornata. Quella quasi decisiva.
Sali in macchina e inizi a cantare a squarciagola, era tanto che non lo facevi. Eri troppo preoccupata e rapita da mille pensieri per perderti nelle parole di un canzone. Ma oggi è una buona giornata, perchè, è vero, sei stanca morta, ma oramai sei in discesa verso il traguardo.
Arrivi in ufficio col sorriso sulle labbra, pensando anche, tra le altre cose, che oggi sicuramente troverai un momento libero per scrivere un post su una cosa carina successa ieri con Ing., e ti metti a ridere da sola cercando le parole adatte.
Accendi il pc piena di entusiasmo, pensando: "coraggio, che è quasi finita!".
Butti un occhio al blog e alla posta. Ci sono dei commenti amici. E' bello iniziare una giornata con dei commenti amici. Oggi sarà una buona giornata.
Si va tutti a bere il caffè. Prima di cominciare ufficialmente il rush finale.
Battute. Le solite battute cretine. E le solite cazzate del socio di Ing.. L'ignorantone da corsa. Quello che sa far le cose bene solo lui. Quello che lavora bene solo chi gli lecca il culo. Quello che riesce a prendere in giro anche il suo socio, tanto per dar l'idea del livello di rispetto che c'è in quell'ufficio.
Sono tre anni che stai lì e sono tre anni che lo senti parlare a sproposito. Ma non ci hai ancora fatto l'abitudine. Perchè bisogna forse far l'abitudine alle teste di cazzo? Siamo intolleranti con la gente che puzza di sudore e non siamo intolleranti con le teste di cazzo? Mi sembra sproporzionata la cosa...
Sono tre anni appena compiuti. E non ci hai fatto l'abitudine. No. Anzi, tutt'altro. Non sopporti più NIENTE. E non sopporti più niente ADESSO.
Ing. sbotta alle cagate del suo socio. E va a farsi un giro. E' già successo altre volte. Un quarto d'ora. Poi torna. E riprende a lavorare. E' il suo temperamento.
Tu stai zitta. Come al solito. E ti rimetti davanti al pc. Ma oggi qualcosa è diverso. Il tuo primo pensiero di fronte al pc non è "Dunque, dov'ero rimasta?", ma è "Se oggi non me ne vado di qui è solo perchè metterei Ing. nei casini".
Sei stanca. E anche incazzata in fondo, anche se pensavi che oggi sarebbe stata una buona giornata. Perchè prima di pensare che una giornata sarà una buona giornata devi ricacciare mille altri pensieri negativi. E quando riesci è una buona giornata. Ma quando non riesci è una cattiva giornata. E oggi è decisamente una cattiva giornata.
Stai davanti al pc. Ma non vedi niente. Mille pensieri. Nessuno che riguardi le fondazioni che stai disegnando. Ora sai cosa vuol dire essere accecati dalla rabbia. Guardi le fondazioni e non le vedi. Cosa c'è di diverso oggi? Cosa c'è che non va?
Ma non si può fare così, che dopodomani si consegna. Coraggio. Che quello lì è un deficente. E niente più. Cosa c'è di diverso oggi?
Lavori. A fatica ma procedi. Ma dopo due ore ci vuole un'altra pausa. Potresti fare un salto in banca a controllare la tua benchè misera situazione finanziaria e a pagare il mutuo, che anche quello è un dovere... e non l'hai ancora fatto...
Ti prepari. Ma poi viene quel momento. Quel momento in cui tutto crolla. Quel momento in cui tutte le cose a cui avevi trovato un piccolo e fragile equilibrio rovinano per terra. Te ne sei resa conto oggi. Basta un momento solo. Una battuta fatta a sproposito e forse anche involontariamente. E' stata una cosa talmente involontaria e inaspettata che ti ha colpita a morte, facendoti cadere su quello stesso castello di carte che tu stessa cercavi di costuire e di tenere in piedi.
Stai zitta. Ti dirigi verso la banca. Ma non vedi la strada. Ma questa volta non è per la rabbia, sono le lacrime. Singhiozzi e non riesci a fermarti. E il pensiero è uno solo: "Ma cosa ci sto a fare?". Fai il giro dell'isolato, perchè in banca conciata così non ci puoi entrare. E così neanche oggi hai pagato il mutuo.
Ma non rientrerai neanche in ufficio.
Avevi fatto una scelta. E l'hai portata avanti. Perchè VOLEVI. Perchè la tua professione ti piace e ti eri appassionata. Perchè desideravi vedere Bergeggi finito. Perchè quando sei andata a vedere Via Alamanni finito te la sei fatta sotto dall'emozione. Perchè, anche se i tuoi colleghi non ci hanno mai fatto caso, con le soddisfazioni di questi tre anni riuscivi a ricacciare quelle cose che potevano rendere negativa una giornata positiva. E sei andata avanti. Avanti. Tra lacrime e sorrisi. Ma poi viene quel momento in cui non si può più. Le cose negative superano quelle positive e tu non riesci più a controllarle. Ma loro controllano te e le tue giornate. E questo non va bene. Viene quel momento in cui devi riprendere il controllo della situazione. Questo momento per me è venuto oggi. Alle undici circa.
Non rientrerai in ufficio. E non rientrerai OGGI stesso. E non perchè sei conciata così ma... Perchè dovresti?...
In ufficio c'è gente che di solito fa finta che tu non ci sia. In ufficio c'è gente che pensa che tu non faccia niente. In ufficio c'è gente stupida. In ufficio c'è gente che si crede superiore a te, moralmente e professionalmente. In ufficio c'è gente furba. In ufficio c'è gente poco sveglia. Per tutti costoro, e per lui in particolare, te ne vai ora. A due giorni dalla consegna. Senza dire una parola, come sempre del resto [se nessuno mi parla a chi dovrei dirlo?...]. Se l'ufficio può fare a meno di te potrà fare a meno di te anche oggi e domani. Non ha senso andarsene dopodomani. Dal loro stesso punto di vista. Lui, il socio di Ing., di certo non capirà mai. Perchè è troppo ignorante e presuntuoso. Penserà che i giovani d'oggi sono viziati e capricciosi, esattamente come suo figlio. E si compiacerà dell'aver intuito, a suo tempo, quanto io fossi inaffidabile. Ma tant'è. Posto che le teste di cazzo non capiscono, non val la pena di spendere tante energie sul soggetto in questione.
E in ufficio ora c'è anche gente che non ti capisce più, o che forse in fondo non ti ha mai capita. E la "gente" che non ti capisce è in realtà l'unica persona per cui tu sei rimasta lì fin'ora. Questa stessa gente oggi ti dice che sei deludente e poco coraggiosa. Ma tu non la pensi così. E sai che anche lui in fondo non lo pensa. Ma lo dice perchè è quello che deve dire. In questo momento. In realtà saresti poco coraggiosa a ricacciare le lacrime per l'ennesima volta e a tornare dietro il tuo video per quella maledetta consegna. E il coraggio che ci è voluto a comporre il suo numero di cellulare e a dire quello che hai detto lui non lo saprà mai. Nè saprà il male che ti ha fatto questa giornata. E questa conclusione. Vorresti spendere tutte le poche energie che hai ancora per spiegarti a lui... Che non te ne sei andata per una battuta, ma perchè non c'era più nessun motivo per tornare in ufficio. Ma non capirebbe. Non più. Troppi equilibri si sono rotti tutti insieme.
Viene quel momento in cui, per quanto possa far male, va chiusa una porta perchè possa essere aperto un portone [grazie sel].
Questo momento per me è venuto oggi. Alle undici circa.
delle 23:53 |
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